Testi di Formazione Musicale, dalla scuola dell’infazia al “Trattato Manuale di Teoria Musicale” ad uso dei Conservatori e Accademie Musicali

Il Giardino della Musica per l’Infanzia


Una novità assoluta nel panorama della didattica,

per l’apprendimento del linguaggio e dell’attività musicale nella fascia di età da i 4  ai 6 anni. 

Monti Editore, via Legnone 90/Milano, Tel. +39 02 6666 94 74, http://www.mapeditions.com

NOTA DELL’AUTORE
Creatività e ragionamento:
E quale migliore strumento della MUSICA, intesa come linguaggio attivo e non passivo, per favorire la creatività e il ragionamento?
Dopo aver realizzato una collana di Testi, praticamente tutti incentrati sulla formazione del Musicista, dalla Scuola Primaria ai Corsi
Universitari, mi mancava una preziosa tessera del mosaico.
Più volte, Insegnanti di Scuola dell’Infanzia, mi avevano chiesto consigli sul come organizzare la pratica musicale con bambini di quella
tenera età.
Con particolare senso di rammarico, ma ancor più di sconfitta, eludevo la domanda giustificandomi, ed era la verità, con il fatto che non
avevo mai pensato a problemi didattici relativi a quella delicata fascia, anche perché la ritenevo un’impresa difficile proprio per la sua
peculiarità.
La cosa però era ben presente nella mia mente, se non altro, come sfida ma, soprattutto, come questione di orgoglio ferito, e finalmente,
dopo lunga gestazione mentale, ecco, d’improvviso l’illuminazione.
Illuminazione che, almeno in parte, ripercorre la strada dell’illustre Guido D’Arezzo – e siamo intorno agli anni Mille – facendo un percorso
inverso.
Guido D’Arezzo, partì dai versi dell’Inno a S. Giovanni, dai quali poi si estrapolarono i nomi dei gradi della scala.
Nel nostro caso, i nomi delle note, li abbiamo trasformati in “personaggi”, come ad esempio Lalla La, una simpaticissima bimba, attraverso
i quali si riapproda al “suono”. I nomi ”personaggi” (delle note) sono finalizzati all’appropriazione dei fonemi, e dunque, strategia ludica tesa
alla creatività estemporanea del linguaggio musicale.
È scientificamente provato, come una saggia attività musicale influisca positivamente sulle capacità di apprendimento in tutte le materie,
ed è scientificamente provato come un adeguato studio della musica interessi i due emisferi cerebrali, quello Destro e quello Sinistro.
Lo psicologo e docente statunitense Howard Gardner, nella sua Teoria delle “Intelligenze Multiple”, riconosce alla pratica musicale un ruolo
importante nello sviluppo psico-affettivo dell’adolescente.
Dobbiamo pertanto avere consapevolezza di come, una sapiente organizzazione didattica, possa quanto mai giovare alla crescita ed allo
sviluppo mentale, di questi virgulti in formazione.
Nella nostra metodologia musicale attiva, c’è il riconoscimento e la memorizzazione del simbolo, Nota-Suono che, inizialmente, viene
rappresentata e presentata come simpatica immagine coinvolgente e accattivante.
C’è la gestualità, nell’accompagnare la scansione ritmica con il battito delle mani (o strumentini?).
C’è la disciplina, corporea e mentale, nel tradurre l’immagine in suono (nota intonata) e nell’organizzare la successione dei suoni, secondo
parametri ritmici, che richiamano anche all’ordine e, in qualche modo, alla matematica, in un processo raffinatamente educativo e formativo.
C’è l’educazione dell’orecchio, tesa al riconoscimento del nome delle note nella loro diversa altezza, che porta all’affinamento del gusto,
dello spirito di osservazione e di ascolto.
C’è la socializzazione, favorita dal lavoro corale del canto, pratica che unisce, che stimola l’affettività, l’emotività, il piacere del bello.
Il tutto, in un clima di partecipazione e collaborazione unitaria, a differenza della rivalità, talvolta, questa, generata anche dal gioco e dalla
competizione sportiva.
Vitaliano Bambini

PRESENTAZIONE
Richard Wagner, ne “L’opera d’arte dell’avvenire” dice: la musica è un linguaggio che suscita delle emozioni senza definirle.
La musica è anche quel linguaggio che si esprime in vibrazioni e che, dalla nascita, ci accompagna per tutta la vita.
La parola chiave della musica, a mio avviso, è ARMONIA.
Nella Grecia antica, il termine armonia, era anche legato alle speculazioni cosmogoniche e cosmologiche, specialmente dei presocratici
e, in particolare, dei pitagorici. Fu Pitagora che, per primo, attraverso calcoli matematici, organizzò la scala dei suoni, chiamata armonia.
La musica è infatti quell’armonia che ti far star bene con te stesso, con gli altri, con la natura, quale componente fondamentale dell’esperienza
umana. Linguaggio astratto e universale, che accompagna e occupa ogni spazio delle attività sociali: lavoro; pubblicità; danza; riti; culto;
feste; cinema; teatro; scuola; identità di popolo (vedi gli inni nazionali).
La musica è immediata e parla all’anima.
E allora, perché non “intenzionalmente” frequentarla, interpretarla, apprenderla ed entrare nelle sue strutture fin da piccoli, cioè da quando
si inizia la vita sociale e si frequenta la scuola dell’infanzia?
Certo, i codici, la scrittura, le regole che disciplinano l’arte dei suoni sono non soltanto impegnativi, ma inaccessibili, in quella fascia d’età
in cui non si ha possesso delle leggi della scrittura e della lettura.
Non solo, la scrittura non è udibile, la musica è qualcosa di immateriale, che vive solo nel momento in cui la si fa, la si esegue. Tale
ostacolo, veniva aggirato con il canto per imitazione. Ma era un modo passivo di apprendimento.
… MERAVIGLIA!!!…
“Il Giardino della Musica per l’infanzia” metodo Bambini per bambini è un compendio di proposte, di suggerimenti, di iniziative adatte a
questo scopo e consente di far raggiungere molti obiettivi di apprendimento fin dalla prima infanzia, anche considerando che, questo, è un
periodo di vita molto fecondo.
La musica, infatti, svolge un ruolo fondamentale nella vita del fanciullo che, grazie ad essa, sviluppa capacità di introspezione, di
comprensione e di comunicazione e creatività.
Nel metodo elaborato da Vitaliano Bambini le note si trasformano in immagini e, attraverso uno scambio interattivo, le immagini ci riportano
ai nomi delle note.
Così, presi per mano dagli accattivanti personaggi e simulando un quasi fiabesco percorso nel giardino della musica, di passeggiata in
passeggiata, si approda alla acquisizione del linguaggio musicale, secondo un calibrato procedimento che, induttivamente, si traduce in:
immagine-nota-fonema-suono-ritmo.
Il bambino accresce la capacità di attenzione, di ascolto e, prendendo consapevolezza dell’associazione movimento del corpo – suono – quiete – silenzio, sviluppa la capacità di partecipare al gioco ed alla produzione sonora di gruppo, così, rispettando le dinamiche
del linguaggio musicale, si avvia alla sincronizzazione della propria pulsazione e tempo personale con una pulsazione data e prende
consapevolezza del proprio gesto sonoro (voce, strumenti, movimento).
La musica, soprattutto corale, stempera le tensioni, favorisce il dialogo sociale, migliora l’apprendimento del linguaggio, aiuta la conoscenza
di sé e delle proprie emozioni e, per azioni didattiche concrete, mette in moto anche i famosi neuroni a specchio.
Crescere insieme per crescere individualmente.
“Il Giardino della Musica per l’infanzia” metodo Bambini per bambini è quindi proposta non solo straordinaria ma unica.
Rappresenta aiuto e quindi guida sicura per i docenti: per il contenuto musicale, per la metodologia, simpaticamente presentato con le
passeggiate.
La veste grafica del testo è veramente accattivante, immagini a supporto del pentagramma e struttura sono proposte in maniera armoniosa,
giocosa e gioiosa, molto adatta ai pargoli della scuola dell’infanzia, che assorbono con facilità.
Sarà veramente emozionante vedere come i piccoli musici, ancor prima di apprendere a leggere, con il metodo “Bambini” saranno in grado
di decifrare il pentagramma e, insieme, attraverso la lettura intonata delle note, realizzare brevi canti corali.
Marta Mauri
Già Dirigente Scolastico nella Provincia di Pesaro-Urbino

Appunti di Propedeutica
Musicale
Metodo Bambini per bambini

Monti Editore, via Legnone 90/Milano, Tel. +39 02 6666 94 74, http://www.mapeditions.com

FINALITA’

Frutto di un’approfondita ricerca metodologica e di una lunga esperienza didattica del compositore e direttore d’orchestra M° Vitaliano Bambini come docente in Conservatori e Accademie, il metodo propedeutico in oggetto è una assoluta novità nel campo dell’apprendimento musicale.

Come molti studi hanno dimostrato, i bambini hanno bisogno dell’attività musicale per gli indiscussi vantaggi cognitivi, logici, motivazionali, motori ed emotivi.

Ma poi, nella realtà, come viene gestita nella Scuola primaria la proposta musicale?

Attraverso una metodologia sconvolgentemente nuova ed efficace, nonché agile e divertente, affidata alla semplice e pura pratica musicale con metodo induttivo, ricreativo e, soprattutto, creativo, il “Metodo Bambini” garantisce non solo una solida preparazione ed educazione musicale ma, in particolare, un gratificante approccio con il meraviglioso mondo dei suoni, facendo musica insieme e in modo estemporaneo: tutti insieme per crescere individualmente. Dunque, un metodo formativo e non addestrativo che, attraverso il gioco e l’improvvisazione, offre l’opportunità di una solida preparazione, da costituire base insostituibile per chi poi volesse proseguire ed affrontare lo studio di uno strumento musicale.

Il percorso è anche rivolto a musicisti e, ancor più, ad Insegnanti di Scuola Materna e Primaria.

Un dato, ormai scientificamente provato è che, la musica, incide notevolmente sulla formazione dell’adolescente, sulla sua psiche, sulla sua crescita, sulla sua affettività, sullo sviluppo delle sue capacità intellettive, sulla sua formazione culturale, sulla opportunità di socializzazione. Il far musica insieme unisce l’impegno a far bene ed a godere insieme del risultato artistico, anziché incentivare la rivalità e la supremazia dell’uno sull’altro come, per esempio, avviene nello sport.

La centralità del nostro metodo sta nell’importanza della formazione del pensiero musicale, tesa a favorire un uso consapevole di questo linguaggio. Lo studio condotto da dipartimenti universitari di psicologia dimostra come, una corretta educazione musicale, influisca positivamente anche sull’educazione di base, potenziando, tra l’altro, le capacità di apprendimento in tutte le materie.

E’ anche assodato però, come la didattica musicale tradizionalmente applicata nei Conservatori, pur proponendosi come obiettivo lo studio approfondito del linguaggio musicale, sovverta i processi basilari del suo apprendimento, operando nell’allievo una vera e propria violenza, tanto più indigeribile, per il fatto che manca una preparazione ed una formazione di base, che si dovrebbe acquisire proprio negli anni più fertili per la formazione dell’orecchio. Addirittura a partire dalla scuola materna.

Una corretta educazione alla musica non deve mirare alla semplice acquisizione tecnico digitale di un virtuosismo strumentale, che rischia di diventare fine a se stesso se svincolato dal pensiero. Deve invece configurarsi come progetto globale di educazione della persona, attraverso la musica in tutti i suoi aspetti: canto, attività ritmica, studio strumentale, musica d’insieme vocale e strumentale, analisi, composizione e improvvisazione.

Progetto ultimo sarà quindi la formazione, nell’allievo, di una competenza musicale intesa come possesso di un linguaggio: saper ascoltare, saper riprodurre e comunicare, in sostanza “parlare” in musica.

Guido d’Arezzo – e siamo nei primi decenni del mille -, nel suo “Micrologus de disciplina artis musicae” , esercitava i fanciulli portandoli, in breve tempo, ad eseguire, a prima vista, canti mai visti né uditi.

Infatti, già Guido d’Arezzo intuiva la necessità del collegamento orecchio-occhio-memoria-voce e l’utilità di imparare molti canti che tornassero a sussidio mnemonico per l’intonazione degli intervalli.

Ecco, dunque, la forza di un metodo pensato per educare divertendo ed interessando i ragazzi alla scoperta del mondo sonoro che, essi stessi, possono ricreare con quello strumento che ognuno di noi porta con sé fin dal primo vagito: “la Voce”, partendo anche dalla convinzione che la musica si legge e si scrive, proprio come una lingua parlata.

Qui, anche la lettura ritmica, pratica che può essere realizzata fin dalla prima lezione, porta subito alla conoscenza di alcune figure musicali e del loro valore di durata, nonché permette l’esecuzione poliritmica a due e a tre parti sia parlata, sia cantata. Dunque, già nella prima lezione, si ha la realizzazione estemporanea della poliritmia e della polifonia a due e tre parti, divertendo, istruendo e coinvolgendo i ragazzi, immersi nello stupore dell’affascinante scoperta.

Come nella lingua parlata le vocali, le consonanti, le parole scritte si traducono estemporaneamente in fonemi, dunque in concetti e, come nella pittura, l’immaginazione di un paesaggio suggerisce all’artista l’uso appropriato dei colori così, nel metodo di propedeutica musicale di Vitaliano Bambini, i segni grafici appoggiati al pentagramma si traducono, immediatamente, non in sillabazione astratta ma in suoni e dunque in musica. Il Do non è semplicemente do, ma un suono. Un Re non è una sillaba fredda e anonima, ma un suono, dunque musica, dunque godimento immediato di una melodia o di una frase musicale. Quindi, un metodo che gratifica l’adolescente o il dilettante, come anche il professionista, sia per il carattere quasi ludico-ricreativo nel decifrare il codice musicale, sia nel godimento intellettivo e spirituale offertogli dall’esprimersi subitaneamente in musica, nel senso più pieno e più coinvolgente del termine.

La nostra, perciò, è una proposta rivoluzionaria nel campo dell’insegnamento e della pratica musicale. Se così non fosse, si perderebbe nel mare delle tante altre che si rifanno ad un insegnamento della musica basato su una tradizione, assolutamente tutta da rinnegare.

La nostra è una offerta “salvifica”, specialmente in termini di formazione, crescita, educazione, e dunque, conoscenza e interpretazione del codice musicale da parte degli adolescenti e – ma lo ribadiamo con forza – una occasione di crescita e di aggiornamento per gli Insegnanti che operano in ambito di Scuola Materna e Primaria che, loro malgrado, si ritrovano ad amministrare una materia per la quale non si sentono attrezzati.

NOTA DELL’AUTORE

Ho scelto, per questa raccolta di argomenti tesi alla formazione ed all’educazione musicale degli adolescenti, il titolo di Appunti di propedeutica musicale perché quest’opera non vuol essere un Testo di studio ma un percorso e una guida pensata più per gli Insegnanti che per gli allievi.

I vari argomenti, infatti, non potendo essere esaustivi, rappresentano delle linee guida da utilizzare come indicazioni e spunti da arricchire, fino all’apprendimento dell’argomento da parte del singolo allievo o dell’intera classe, come l’intonazione di un intervallo o la realizzazione di alcune figurazioni ritmiche.

La spinta, che mi ha portato ad elaborare questo modesto manuale, mi è venuta dalla constatazione di quanta fatica facciano gli studenti di Conservatorio nell’affrontare le prove di Solfeggio cantato e di Dettato musicale, in quanto penalizzati dall’assenza – nel nostro ordinamento scolastico – di una seria educazione dell’orecchio e, ancor meno, di una preparazione finalizzata alla lettura intonata delle note, proprio in quella fascia d’età in cui questa formazione dovrebbe essere affrontata, ovvero nella Scuola materna e nella Scuola elementare.

Una delle peculiarità di questo lavoro è l’approccio ludico con il quale si presenta ai giovanissimi, non tediandoli con norme di teoria o sottoponendoli all’odiato ed arido solfeggio, ma portandoli alla conoscenza delle regole ed alla conquista del linguaggio musicale attraverso il canto e la realizzazione degli elementi ritmici.

Caratteristica non secondaria di questo metodo è l’opportunità di offrire un valido strumento di formazione musicale anche per gli adulti, specialmente per coloro che, in età matura e senza cognizioni di base, si accingono a far parte di Cori amatoriali, trovando qui un mezzo divertente ed efficace per la loro attività artistica.

Nella prima stesura di questo lavoro mi ero limitato alla lettura intonata nel solo ambito della tonalità di Do, ho pensato poi di portare gli allievi alla conoscenza delle alterazioni, uscendo dai limiti della mono-tonalità ed aprirli così agli orizzonti della modulazione, ottenendo, progressivamente, una visione totale della scrittura e del linguaggio musicali.

Con riconoscenza a coloro, piccoli e grandi, che vorranno far propri questi miei suggerimenti, rivolgo i miei più sentiti ringraziamenti, unitamente ad un affettuoso augurio di buon lavoro.

Vitaliano Bambini

PRESENTAZIONI

Domenico TampieriStorico e Critico Musicale

“Il Corso propedeutico del M° Bambini che presento al lettore è incentrato sul conseguimento dello scambio interattivo fra sensorialità e conoscenza nel bambino, tramite l’esperienza estetica (e semiografica) del suono. Punta alla sensorialità uditiva, alla visualità dei segni, all’organizzazione delle loro varianti, all’intonazione estemporanea da parte del bambino stesso e dell’animatore adulto. Si mettono in gioco la stimolazione reciproca, la curiosità fonica e ritmica, la riorganizzazione dei segni logici e delle loro componenti: durata, intensità, altezza, situazione, grana timbrica, desiderio dell’emulazione, ecc.
Nel conseguimento di tali scopi gli Appunti di propedeutica musicale del M° Bambini, per bambini, propongono varie procedure, unitarie e consequenziarie: minime informazioni conoscitive sull’uso dei segni musicali di base; uso di fonemi alternativi alle durate temporali delle sillabe tradizionali (Do-Re-Mi…), come da, da-a, di-di, da-di, da-ghe-da-ghe: sono fonemi primordiali (quasi metodo Kòdaly), tutt’altro che rari, né solo infantili, nelle comuni procedure della socializzazione e della comunicazione sonora interpersonale, anche adulta. Inoltre è proposta la realizzazione ludica di una tastiera vocale “vivente”; la sospensione strategica del tradizionale “battere-levare”, o solfeggio musicale all’italiana; l’invenzione di procedure musicali libere da parte dell’insegnante-guida. Sopra tutto sta l’importanza della mimica gestuale, contestuale da parte dello stesso animatore-guida, quale strumento comunicativo e indice di capacità e di, specialmente, qualità del rapporto da realizzarsi fra lui (adulto) e i bambini.

I pentagrammi e i diagrammi semplici (con solo ritmo) sono abbondanti per ciascun “argomento”, che l’Autore stende nei brevi capitoli. Sono d’aiuto la gradevolezza degli esercizi, lo stile e la disposizione polivoche, le imitazioni ritmiche e melodiche, elementari, ma accorte: veri innesti trainanti e di sollecitazione improvvisativa fra gruppi, o fra solo e gruppo.

L’intonazione degli intervalli è conseguibile sia per “lettura” collettiva da parte del gruppo, sia tramite la sola pronuncia verbale o mimica da parte dell’animatore. La loro estensione, nell’intonarli, è progressiva e metodica: l’intervallo di quinta (Do3-Sol3) si raggiunge solo nelle ultime pagine, o fasi, ove raramente l’Autore propone l’estensione degli intervalli di sesta, settima e ottava.

L’educazione musicale italiana – a parte i molti decenni della sua inesistenza scolastica, perfino (o specialmente?) nella seconda metà del Novecento, in epoca dunque della democrazia repubblicana – da troppo tempo risente dei limiti metodologici e giuridici, pur in lenta evoluzione, sopraggiunti da una formazione professionale che l’adulto musicista, in genere, ha acquisito su modelli statici e su parametri spesso improduttivi, trasmessi a tutto tondo da Conservatori statali, Scuole comunali, Istituti religiosi, Scuole private comprese.

L’educatore, invece, soprattutto oggi, può pensare non in termini di parametri, ma di contenuti espressivi? Saprà collegare i contenuti musicali, ritmici, timbrici, dialogici al vissuto espressivo del bambino, della persona? L’accostamento a qualsiasi musica (classica, etnica, elettronica, pubblicitaria, commerciale, ecc.) è intercomunicazione “pre-cedente” e non “pro-cedente” da forma, genere, funzione, stile, materia, grana, oscillazione, risveglio.

Il loro accostamento è in prioritaria opposizione al solfeggio e ai preliminari (spesso discostanti) delle tecniche ginnico-digitali rigorose, che sono specifiche al singolo strumento da sonarsi. E deve ovviare alle implicite barriere “storiche” (crociane, gentiliane) del primo Novecento legislativo e le sue gerarchie musicali, che sono limitate, non reattive e particolarmente dannose alla fruizione, o anche solo all’accostamento critico del pubblico ai numerosi campi sonori che, invece, lo circondano, comunque e ovunque, marcandolo nell’assuefazione subliminale, acritica, improduttiva e abulica.

Specialmente per l’età del bambino, l’accostamento, alle musiche è “pre-cedente” alle acquisizioni tecniche: non è da loro “pro-cedente”. La discrezione e il piacere si compiono, per lui, nel pensare e nel costruire oggetti fonici affettivi, reali e comunicativi.

L’Autore, che non è nuovo a prove tecniche e didattiche anche più impegnative, ha escogitato pure un ludico slogan editoriale, argutamente tautologico. “metodo Bambini per bambini”. Chi saranno mai questi bambini in prova?”

Carlo DentiConcertista, Compositore, Docente di Viola da gamba

“In questo testo didattico (dall’umile titolo di Appunti di propedeutica musicale) la notazione musicale viene vista ed usata come le parole nell’arte poetica ed i colori nella pittura; si manifesta, infatti, subito e sincronicamente quale fenomeno artistico, musicalmente reale, emotivo e tangibile.

Gli intervalli ed i ritmi, qui posti in modo oculatamente calibrato e progressivo, accompagnano il lettore principiante (naturalmente di tutte le età) in un percorso di apprendimento saggiamente guidato, piacevole, efficace e formativo, particolarmente atto allo sviluppo della conscienza del suono, il quale si manifesta in tutte le sue caratteristiche, sia di ampiezza sia di varietà armoniche.

Il presente manuale (di fatto definibile Metodo) nasce da una pluriennale esperienza pedagogica dell’Autore ed assume, a pieno titolo, la funzione di un concreto, pratico e produttivo percorso – intelligentemente ludico – dedicato all’acquisizione ed apprezzamento dell’ Arte dei suoni.”

D’Altro canto

Per bimbi e animaletti

Presentazione a Cura di Carlo Denti, Concertista, Compositore e Docente di Viola da Gamba.

PRESENTAZIONE:

Questo Compendio di Composizioni (supporto agli Appunti di Propedeutica musicale), distribuito in una collana di brevi Canzoni, è didatticamente finalizzato all’apprendimento intonato della notazione musicale.

Il titolo bisenso nasce dalla doppia etimologia della parola canto e allude al mito di Orfeo che, con la bellezza del canto, pietrifica gli ascoltatori.

Si sviluppa attraverso un percorso di sapiente gradualità: i brani (su testi di Bruno Baiocchi) si susseguono in fieri con strutture che, partendo da sole due note, approdano – con l’utilizzo di poche ed eleganti alterazioni – a suggestive ed intriganti modulazioni.

L’Autore, in queste concise Composizioni, riesce a costruire, con varietà e ricchezza armonica, delle splendide miniature, anche dove le potenzialità melodiche sono confinate in poche note.

L’efficace apprendimento, organicamente progressivo, si realizza qui sostituendo la desueta e non molto efficace pratica basata sull’imitazione con la realizzazione diretta, consapevole e decifrata dell’intonazione.

I numerosi riferimenti onomatopeici, in sinergia con i testi dai titoli fantastici ed evocativi, ben disegnano l’immaginifico infantile illustrandolo anche ai Musici adulti.

I brani qui presentati, sia per l’equilibrio degli intenti sia per le reciprocità artistiche del Musicista e del Poeta, si potrebbero definire, in effetti, composti a quattro mani.

Carlo Denti

Concertista e Compositore

Docente di Viola da gamba

Presentazione

In queste dodici brevi e preziose Composizioni per Pianoforte – con testi e musiche dell’Autore – vengono presentati, anche con esplicite finalità didattiche, tutti gli intervalli musicali1.

Attraverso suggestioni visive ed immagini evocative di situazioni e personaggi fiabeschi, gli intervalli qui si animano e, prestevoli ed efficaci, ci accompagnano alla scoperta del magico mondo della Musica.

Troviamo così, in festosa (ma non sempre) e variegata compagnia, uno gnomo come Semitono (l’intervallo più piccolo2), la superbia nelle vesti del Tono (il darsi importanza), la tristezza per la melanconia della Terza minore, un minuetto (danza barocca in Tempo ternario) per l’allegria data dalla Terza maggiore, un girotondo abbinato alla precisione della Quarta giusta, un dialogo relativo alla ciclicità della Quinta giusta, la nostalgia della festa collegata alla mestizia della Sesta minore, la gioia dei suoni onomatopeici delle campane che vivono nella Sesta maggiore, Biancaneve e i sette Nani in analogia alla statura e alla numerica della Settima minore, una ninna nanna raffigurata dalla lontananza della Settima maggiore, una lunga scala (di ben otto note-gradini) per l’Ottava (l’intervallo più grande) ed infine Pinocchio, rappresentato dal Tritono, forse per il comune aspetto del personaggio e dell’intervallo, effimero, ingannevole ed instabile.

L’Autore – in quest’opera unica nella forma e nell’assunto – ci informa che, per ragioni di carattere didattico, è consigliabile studiare l’intervallo di Sesta minore dopo quello di Sesta maggiore e che il Tritono è stato posto alla fine del libro a causa della difficoltà d’intonazione, propria di questo intervallo.

L’apprendimento e la relativa memorizzazione degli intervalli avvengono grazie alla gradualità della difficoltà dei brani ed alle raffinate formule compositive articolate in: dialoganti introduzioni al Pianoforte, ritorno del tema dopo lo sviluppo, presenze insistenti e circolari dell’intervallo specifico, unitamente ad un approccio musicalmente orecchiabile ed intrigante.

I testi, in modo direzionale, sono dedicati ai giovanissimi studenti, mentre la forma ed il contenuto musicali si dimostrano efficaci, nell’apprendimento degli Intervalli, agli appassionati di Musica di tutte le età.

Carlo Denti

Presentazione
In queste dodici brevi e preziose Composizioni per Pianoforte – con testi e
musiche dell’Autore – vengono presentati, anche con esplicite finalità didattiche, tutti gli intervalli musicali1.
Attraverso suggestioni visive ed immagini evocative di situazioni e personaggi
fiabeschi, gli intervalli qui si animano e, prestevoli ed efficaci, ci accompagnano alla scoperta del magico mondo della Musica.
Troviamo così, in festosa (ma non sempre) e variegata compagnia, uno gnomo
come Semitono (l’intervallo più piccolo2), la superbia nelle vesti del Tono (il darsi importanza), la tristezza per la melanconia della Terza minore, un minuetto (danza barocca in Tempo ternario) per l’allegria data dalla Terza maggiore, un girotondo abbinato alla precisione della Quarta giusta, un dialogo relativo alla ciclicità della Quinta giusta, la nostalgia della festa collegata alla mestizia della Sesta minore, la gioia dei suoni onomatopeici delle campane che vivono nella Sesta maggiore, Biancaneve e i sette Nani in analogia alla statura e alla numerica della Settima minore, una ninna nanna raffigurata dalla lontananza della Settima maggiore, una lunga scala (di ben otto note-gradini) per l’Ottava (l’intervallo più grande) ed infine Pinocchio, rappresentato dal Tritono, forse per il comune aspetto del personaggio e dell’intervallo, effimero, ingannevole ed instabile.
L’Autore – in quest’opera unica nella forma e nell’assunto – ci informa che,
per ragioni di carattere didattico, è consigliabile studiare l’intervallo di Sesta minore dopo quello di Sesta maggiore e che il Tritono è stato posto alla fine del libro a causa della difficoltà d’intonazione, propria di questo intervallo.
L’apprendimento e la relativa memorizzazione degli intervalli avvengono
grazie alla gradualità della difficoltà dei brani ed alle raffinate formule compositive articolate in: dialoganti introduzioni al Pianoforte, ritorno del tema dopo lo sviluppo, presenze insistenti e circolari dell’intervallo specifico, unitamente ad un approccio musicalmente orecchiabile ed intrigante.
I testi, in modo direzionale, sono dedicati ai giovanissimi studenti, mentre la
forma ed il contenuto musicali si dimostrano efficaci, nell’apprendimento degli
Intervalli, agli appassionati di Musica di tutte le età.
Carlo Denti

Nota dell’autore
Cambiano i programmi. Cambiano le riforme. Ma, nei Conservatori di Musica, non può cambiare l’esigenza di educare l’orecchio alla individuazione dei suoni, abilità che trovava pratica dimostrazione nelle prove di Dettato e di Cantato all’esame di licenza di Teoria, Solfeggio e Dettato musicale del vecchio Ordinamento.
Mentre però, per la parte teorica e per il solfeggio parlato si fa riferimento ad una copiosa messe di testi, non esistono né metodi, né regole per l’insegnamento, anzi, diciamo meglio, per l’addestramento al dettato e al cantato.
Questa modesta opera, vuol essere dunque un insieme di discreti consigli, che scaturiscono da decenni di insegnamento, a sostegno di quegli allievi che ne avessero bisogno o che, comunque, sentissero la necessità di trovare, almeno, un punto di riferimento ed in qualche modo, una metodologia, nella esplorazione dei suoni e nella individuazione dei loro rapporti di altezza.
Un percorso, questo, che si propone di prendere per mano l’allievo ed accompagnarlo nell’analisi e nella individuazione, diciamo fisiognomica dell’intervallo, partendo dal suo rapporto di altezza, per poi passare alla sua memorizzazione melodica, con un’azione progressiva, che lo porterà
all’acquisizione di tutti gli intervalli: dal semitono all’ottava ascendente; dal semitono all’ottava discendente.
Si è detto individuazione fisiognomica dell’intervallo proprio perché viene indagato nel suo aspetto distintivo, somatico, dunque in astratto, senza il nome delle note, dal momento che, l’obiettivo da raggiungere, è quello di arrivare a riconoscere le varie distanze tra i suoni, in assoluto, senza riferimento tonale.
Comunque, al di là delle parole, mi conforta e mi gratifica il successo che i miei allievi hanno sempre ottenuto, guidati da questi miei semplici consigli. Semplici si, ma che, nella pratica, si sono rivelati assolutamente preziosi ed efficaci.
Vitaliano Bambini

Presentazioni

Allorquando ci si pone alla attenta lettura ed osservazione di un “Trattato di Teoria Musicale” si è presi quasi sempre dalla cupidigia di trovare in esso un qualche errore, una omissione od almeno il pretesto per essere in disaccordo su di un qualche concetto. E tutto ciò non è dovuto solamente ad una volontà perentoriamente diffidente, bensì alla stessa vastità dell’argomento, alla intrinseca varietà terminologica ed alle implicite equivoche utilizzazioni lessicali; il tutto, poi, dovuto alla istessa storia tecnologica della musica (si potrebbe parlare di in “Romanzo del Suono in Occidente?”). Ma per venire a più snelle considerazioni, penso che vi sia indubbiamente del coraggio nell’affrontare un complesso d’argomenti tanto articolato e poi a carattere didascalico quale può essere un libro destinato alla gioventù studiosa. Ebbene, tale coraggio, questa volta, ha sorretto, e lo ha dimostrato, l’Autore di questo “Trattato di Teoria Musicale” che si presenta in una forma verbale oggettiva, adeguando il concetto al fine e avvalendosi di una proluvie di esempi di ogni tipo.

Il Volume è chiaro nell’impostazione e scorrevole; preciso nella presentazione e nel trattamento di ciascun argomento; laddove poi lo stesso argomento impone una “Immagine”, oltre che grafica, ecco che l’ Autore impiega espressioni appropriate offrendo una immediatezza d’apprendimento e di memorizzazione.

Impossibile racchiudere in una unica opera il percorso storico della tecnologia musicale nè realizzare uno studio comparativo rispetto alla miriade di trattati esistenti sia in ordine storico-letteratio che in riferimento ai tempi nostri.

Al momento, comunque la fatica del Maestro Vitaliano Bambini, noto Musicista e Didatta, si inserisce a buon diritto tra le opere più utili e di valida consistenza riferite alla materia. Al Collega, quindi, va il mio sincero Augurio e Compiacimento.

M° Mario Perrucci, Direttore del Conservatorio G. Rossini di Pesaro Pesaro, Giugno 1997

Victor Hugo scrisse: “la musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio”. Se le cose stanno così come è possibile rifiutare di conoscere le regole da adottare per esprimere l’indicibile?

Ho iniziato a leggere il TRATTATO MANUALE DI TEORIA MUSICALE di Vitaliano Bambini, cominciando dall’indice piuttosto consistente. L’opera è suddivisa in 42 capitoli.
Credo che Bambini abbia affrontato questo compito in modo egregio. Un Trattato di Teoria serve a impossessarsi della scienza che è alla base di ogni attività dell’uomo che si interessa di musica.

La pigrizia che impedisce di soffermarsi il tempo necessario per capire l’essenziale della teoria della musica, crea ostacoli a non finire ai principianti cultori della musica. A costoro consiglierei di leggere almeno i titoli dei capitoli e scegliere soltanto quello che può interessare. Chi vuol progredire e perfezionarsi, non trascuri nulla di quanto è stato scritto. Vitaliano Bambini si è fatto carico di organizzare il contenuto della teoria in modo logico, progressivo.

Soltanto in alcuni casi usa – per necessità – una terminologia che viene spiegata successivamente. Questo è reso necessario dal fatto che il trattato non è un dizionario in cui vengono analizzati e spiegati i singoli termini col criterio dell’ordine alfabetico, ma un metodo didattico con il quale, chi desidera impossessarsi del linguaggio tecnico della musica, viene guidato – passo dopo passo – a capire il contenuto della propria arte.
Non è facile rendersi conto della ricchezza teorica della musica: essa infatti è il risultato di secoli di intuizioni e delle formulazioni di sistemi organizzativi di suoni. La storia della musica è ricca di pratiche compositive ed esecutive che soltanto in un secondo momento hanno trovato il teorico giusto che ne ha formalizzato i contenuti. BAMBINI ha trovato la giusta sintetica formulazione.

Per concludere: la metodologia di questo trattato ha due vantaggi. Da un lato il discorso avviene in modo logico e progressivo, dall’altro, chi vuole conoscere un solo argomento, trova la giusta nozione nel capitolo che ne porta il nome per chiarire le idee.

Questo trattato, che dovrebbe essere conosciuto da tutti gli allievi di “Teoria, ritmica e percezione musicale”, pessimisticamente dico che molti si guarderanno dall’aprirlo. Se lo facessero, coloro che devono affrontare l’analisi di brani musicali, o fossero tentati di frequentare i corsi di composizione, si troverebbero enormemente avvantaggiati.

Fernando Sulpizi, Perugia 2018
Compositore e docente emerito di Composizione
al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia.